Come la maggior parte dei ghiacciai del nostro pianeta, anche i ghiacciai di queste regioni non fanno eccezione, e quindi anche in Pakistan abbiamo una tendenza netta che comporta la regressione delle masse glaciali nel corso del tempo, fenomeno che, in prima battuta, si traduce in un aumento della portata dell'Indo: le previsioni indicano che, intorno al 2050 si raggiungerà un picco nell’aumento della portata, per poi andare incontro ad un processo di progressiva riduzione. Inoltre, per quanto è già accaduto e potrà ripetersi, questo aumento della portata può determinare un aumento anche del rischio di fenomeni climatici estremi quali inondazioni o alluvioni, particolarmente grave se si verifica in concomitanza con il manifestarsi del monsone o di condizioni di circolazione e temperatura anomale riguardanti il fenomeno noto come ENSO (El Niño Southern Oscillation), come raccontato in questo mio vecchio post.
Qui
per un approfondimento.
Ma esiste anche qualcos’altro,
come se il già contorto mondo del negazionismo
non desse abbastanza grattacapi a chi cerca di dimostrare
che il cambiamento climatico non è una truffa con dati manipolati.
Quasi per paradosso esistono alcuni ghiacciai del Karakorum che mostrano un comportamento differente. Il bilancio di massa di questi ghiacciai, infatti, anziché diminuire nel tempo rimane stabile o addirittura aumenta: a questo singolare fenomeno è stato dato il nome di anomalia del Karakorum. Si è iniziato a studiarla intorno agli inizi degli anni 2000, avanzando diverse ipotesi per spiegarla: dalla particolare conformazione del territorio, al verificarsi frequente di valanghe fino alla grande quantità di detriti presente sulle masse glaciali e che, evento noto e valido per tutti i ghiacciai, creando cioè una sorta di mantello protettivo ostacolerebbe la fusione causata dalla radiazione solare.
Ma ad oggi la spiegazione più plausibile sembrerebbe da ricercarsi nella fonte e nel tipo di alimentazione, inteso come apporto meteorico, che hanno questi ghiacciai e che risulta particolarmente importante nel periodo invernale. I venti occidentali molto intensi e carichi di umidità che arrivano dall'Oceano Indiano, se non talvolta addirittura dal Mediterraneo alimentano un apporto nevoso che non si interrompe del tutto nemmeno nel periodo estivo, grazie proprio all'influenza dei monsoni. Infine, un contributo legato al vasto sistema di circolazione atmosferica che immetterebbe nei bassi strati una grande quantità di umidità, favorendo quindi la formazione di copertura nuvolosa che contribuisce mantenere su valori più contenuti le temperature (qui un mio post in qualche modo legato al tema). In definitiva da una parte abbondanti precipitazioni e dall'altra temperature più contenute sarebbero all'origine di questa anomalia, che però non durerà per sempre. Se infatti le temperature continueranno ad aumentare con l’ormai evidente tendenza, entro qualche decennio probabilmente l'anomalia si annullerà.
Le conseguenze saranno disastrose: a cominciare dalle risorse idriche del Pakistan, inevitabilmente, e indirettamente sulla stessa stabilità sociale e geopolitica dell'intero continente asiatico. Solo dal bacino del fiume Indo dipendono direttamente 300 milioni di persone e la storia può insegnarci qualcosa.
Col cessare del colonialismo britannico emerse immediatamente come la suddivisione più o meno netta, e artificiosa, del bacino dell’Indo tra Pakistan e India, creasse non pochi problemi avendo lasciato, in pratica, la maggior parte della terra irrigata al Pakistan e le infrastrutture, i rubinetti, all’India. Questa cosiddetta «partizione del 1947» scatenò forse la più grande migrazione umana del XX secolo: qualcosa come 15 milioni di persone attraversarono i confini in un verso o nell’altro affiancati da migliaia di vittime causate da operazioni di pulizia etnica. Solo negli anni ’60 si ebbe un trattato, imperfetto ma rispettato, e che ha resistito al divenire di entrambi i paesi potenze nucleari e ad una serie di conflitti grandi e piccoli.
Se queste sono le conseguenze di trattati redatti dall’uomo, e quindi modificabili almeno in teoria, come potremmo fronteggiare eventi naturali, ad oggi inevitabili?
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