No, non è un post sui Led Zeppelin o i Deep Purple…
Alla fine del
2024 ho pubblicato un lungo e dettagliato post
sulla Quaise Energy, azienda statunitense
che sta portando avanti ricerca e test sul campo, per una tecnologia che sfrutti
il calore pressoché inesauribile, alla scala umana, del nostro pianeta; se
quanto questa azienda promette, fondato su solide basi scientifiche e tecniche,
potrà essere realizzato, si inizierà
concretamente a parlare di indipendenza energetica a disposizione di qualsiasi
paese al mondo. Non si tratta di geotermia tradizionale, disponibile in poche aree del pianeta, geologicamente caratteristiche
e piuttosto rare, ma di sfruttamento del calore che è sotto i piedi di ognuno
di noi, prima di quanto si pensi: iniziare quindi davvero ad operare
contromisure adatte a contrastare gli effetti negativi del cambiamento
climatico.
Perché ci interessa? Perché la geotermia SHR sfrutta il calore della roccia a temperature superiori a 400 °C per generare da cinque a dieci volte più energia per pozzo rispetto agli attuali sistemi geotermici convenzionali. Se sviluppata con successo, la SHR potrebbe fornire oltre 60 TW di energia elettrica costante e priva di emissioni di carbonio, sfruttando solo l'1% delle risorse SHR mondiali, ovvero più di otto volte l'attuale produzione globale di elettricità.
Oltre al suo vasto potenziale, l'SHR offre un altro vantaggio cruciale: la flessibilità di localizzazione. Mentre la geotermia tradizionale si basa su rari sistemi di acqua calda in superficie, l'SHR può essere sviluppata anche in regioni lontane dall'attività vulcanica, consentendo a tutti i paesi di accedere potenzialmente a energia pulita affidabile e sempre disponibile.
Poiché le tendenze globali in
materia di elettrificazione, crescita dei data center e decarbonizzazione industriale aumentano rapidamente nel
tempo la domanda di energia elettrica, la necessità di energia pulita come quella
derivante dall’SHR è fondamentale.
Per maggiore chiarezza ricordo che la potenza installata mondiale di energia elettrica (ovvero la capacità totale) è stimata intorno agli 8 TW alla fine del 2024, includendo tutte le fonti (rinnovabili, fossili e nucleare). Valore che deriva dalla somma di capacità rinnovabili (da 3,4 a 5 TW), fossili (oltre 4.5 TW) e altre fonti, con dati aggiornati al 2024-2025.
| Potenza installata di energia elettrica - Dati per fonte (2024) |
Recentemente le rinnovabili hanno
raggiunto circa 3,4 TW nel 2024, con proiezioni a 5 TW entro fine 2025 e 11,2
TW nel 2035. La crescita è trainata da solare (+33% nel 2024) ed eolico, mentre
il totale mondiale cresce di ~300-500 GW/anno. Dati precisi variano per agenzie
(IEA, IRENA, Ember), ma il totale è coerente intorno agli 8 TW.

Find more statistics at Statista
Per tornare in tema, se a tutto ciò si potrà associare la geotermia SHR i risultati saranno ancor più straordinari.
Proprio per raggiungere la profondità necessaria, in tempi brevi e con risorse economiche contenute rispetto alle perforazioni tradizionali, ovvero raggiungere quelle temperature, è proprio ciò che promette di poter fare la tecnologia della Quaise.
Sul sito del Clean Air Task Force è disponibile una mappa estremamente dettagliata delle
potenzialità mondiali della geotermia SHR.
La maggior potenzialità
energetica dell’acqua riscaldata a quelle temperature è data dal raggiungimento
di uno stato che la maggior parte delle persone non conosce: l'acqua pompata
attraverso piccole fessure permeabili in tali rocce diventerebbe supercritica, (per approfondire) una
fase in cui lo stato liquido e quello gassoso non esistono più separatamente. I
fluidi supercritici si generano in condizioni estreme, a temperature e
pressioni elevate, al di sopra del punto critico della sostanza di cui sono
composti. Il punto critico, in sintesi, è una particolare situazione di
pressione e temperatura oltre le quali una sostanza si presenta come un'unica
fase – una sorta di mix fra liquido e gas con proprietà intermedie fra i due.
Ogni sostanza chimica ha un proprio un solo punto critico: nel caso dell'acqua
questo si trova appunto a 374 ºC e 218 atmosfere (circa 225 kg/cm2),
ovvero 200 volte la pressione esistente sulla superficie terrestre.
Le ricerche in corso alla Oregon State University riguardano, tra le molte cose, anche quella di sviluppare un reattore a flusso continuo che consenta di far passare dei fluidi attraverso tipi di roccia in condizioni di altissima temperatura e pressione, cioè quanto si incontrerebbe scendendo in profondità nella crosta terrestre, consentendoci al contempo di osservare come i sistemi cambiano in tempo reale. Un reattore, realizzato su misura, progettato per resistere a temperature fino a 500 °C e 500 atmosfere di pressione. Questa ricerca è fondamentale perché la geotermia SHR opera in un regime in cui i modelli esistenti falliscono e solo esperimenti di flusso controllato possono generare dati affidabili sul comportamento dei fluidi, sulla scalabilità e sulle interazioni roccia-fluido, necessari per progettare pozzi e serbatoi durevoli (per i dettagli rimando sempre al solito post precedente). Quaise sostiene questa ricerca perché l'accesso tempestivo a questi dati ridurrà significativamente il rischio tecnico e finanziario legato allo sviluppo dei loro progetti di geotermia SHR.
L’origine
dell’energia geotermica SHR si trova normalmente tra i 3 e i 20 chilometri (si
veda la mappa citata in precedenza) sotto la superficie terrestre delle aree
continentali, a seconda delle caratteristiche strutturali e tettoniche della litosfera. Raggiungerla è normalmente
al di là della portata, economicamente utile, delle tecnologie di perforazione
tradizionali a disposizione dell’industria petrolifera o del gas. La profondità
media di un pozzo petrolifero varia solitamente tra 2 e 5
km sotto la superficie terrestre o marina, sebbene in contesti complessi
si possa arrivare a oltre 6-7 km. La maggior parte delle trivellazioni
commerciali sfrutta giacimenti in questo intervallo, anche se le tecnologie sono
in continua evoluzione per raggiungere profondità maggiori.
Proprio per questo la Quaise sta
lavorando per accedere alla risorsa SHR con una tecnologia rivoluzionaria, la
prima innovazione nel campo delle trivellazioni in 100 anni. Dopo aver svolto
con successo test sul campo, che hanno dimostrato soprattutto la straordinaria
velocità di questo tipo di perforazione, uno degli obiettivi per il 2026 è
quello di raggiungere e superare 8 km di profondità.
Ricerca di frontiera
Le ricerche di laboratorio sono
molteplici: una riguarda il comportamento della roccia, pressoché disomogenea
ovunque, in condizioni di altissima temperatura e pressione, soprattutto in
relazione ai fluidi caldi che la attraversano. Ad esempio quarzo, silice o
altri minerali potrebbero crescere nello spazio attraversato dal fluido, fino
ad impedirne i flusso necessario a mantenere l'energia in superficie. In un
secondo filone di ricerca, il laboratorio mira a esplorare un importante
sottoprodotto della tecnica di perforazione Quaise: il rivestimento vetrificato
che si forma attorno ai lati del foro, rivestimento che potrebbe impedire il
collasso del foro, tra gli altri vantaggi. Infine, si approfondisce la conoscenza
di come altri materiali fondamentali per la produzione di energia geotermica
reagiscono in condizioni di SHR.
Al momento, l'SHR è ricerca di frontiera.
Conclusioni
In definitiva, il modo giusto per
pensare alla geotermia è riferirsi alla possibilità di generare acqua allo
stato supercritico sfruttando il calore che, ovunque, viene dall’interno della
superficie terrestre, quei circa 400 °C citati in precedenza. Se si intende
utilizzare l'acqua per estrarre calore dal sottosuolo, quella è la temperatura
ideale: qualsiasi temperatura al di sopra generebbe rendimenti decrescenti,
qualsiasi temperatura al di sotto ne impedirebbe i vantaggi.
Come predetto la profondità dipende
da dove ci si trova sul pianeta: in alcuni punti è a profondità paragonabili a
quelle dell’industria petrolifera, circa 5 km, altrove è quattro volte più
profonda. Ma il punto è che, tra i 5 e i 20 chilometri di profondità è dappertutto.
Va fatto notare che comunque, tecnologicamente parlando, il vero divario tra le
profondità tipiche dell’industria petrolifera e la tecnologia Quaise non è la
distanza raggiungibile, ma la temperatura a cui si opera. Ci sono pozzi
petroliferi che lavorano
anche a 8-10 km di profondità, ma non a quelle temperature: le differenze
fondamentali si iniziano a delineare in base alla temperatura a cui si può
perforare. Il motivo per cui petrolio e gas vengono estratti mediamente tra i 2
e i 5 km di profondità dipende proprio da questo: scendere oltre significa
trovare ambienti troppo caldi. Qui inizia la frontiera geotermica ed il blocco
del petrolifero. Quindi, la fine di uno è l'inizio dell'altro.
Raggiungere i 400 °C di temperatura è energeticamente vantaggioso, una potenza 10 volte superiore a quella ottenibile con acqua a temperatura di ebollizione, e non a caso è in Islanda che si iniziò a parlare dello stato supercritico dell’acqua: fondamentalmente densità più elevate e viscosità più basse che aumenta l'efficienza di conversione termodinamica tra calore e quanto necessario a produrre elettricità.
Lo stesso pozzo, con un diametro
standard di 20 cm, trasferirà da uno a dieci MW di energia elettrica
equivalente se utilizza acqua a 90-100 °C, e dieci volte tanto se l’acqua è a
400 °C: quattro volte la temperatura ma dieci volte la potenza.
Le sfide tecniche sono notevoli, ma lo stato di avanzamento della ricerca e delle prove sul campo promette bene.
Quando si pensa alle perforazioni
meccaniche tradizionali si nota subito che la maggioranza del tempo è impiegata
non a perforare, ma a sostituire la punta e a far entrare e uscire il tubo dal
foro. Quaise dimostra che la loro tecnologia non è straordinaria tanto per
velocità di perforazione incredibili, quanto perché ha tempi improduttivi molto
bassi, e indipendenti da temperatura e profondità. Scendere comunque con
velocità che vanno da 3 a 5 metri l’ora, significa raggiungere 10 km di
profondità in 100 giorni!
A titolo comparativo in Cina è
stata realizzata
recentemente una perforazione da 11 chilometri: per i primi 10 hanno impiegato
un anno, per l’ultimo chilometro, un altro anno.
Il fattore di perforazione,
basato soprattutto su tempi improduttivi pressoché ridotti a zero, è il
differenziale importante per Quaise.
È proprio il caso di dirlo.
Occorre andare…più a fondo!
Nessun commento:
Posta un commento
L'Amministratore del blog rimuoverà a suo insindacabile giudizio ogni commento ritenuto inadeguato od inappropriato.
Per motivi tuttora ignoti anziché un account Google come da impostazione, ne viene richiesto uno Blogger. In altre parole, per ora non potete sottoporre commenti, a meno che non abbiate, appunto, un account Blogger. Spiacente.